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[foodsoon - somelove - & records - 2005] disco prepotentemente rock quanto sperimentale, somelove gira tutto attorno agli incastri tra rumore e ritmo e le possibili variazioni intorno a questo tema. batteria, chitarra ed elettronica sotto forma di nastri manipolati si fondono in un amalgama capace di portare alla mente mille nomi come nessuno, dai faust al pop group, dai the ex più crudi ai this heat. ma alla fine ad emergere è comunque la tendenza del trio a fagocitare numerose influenze per rimasticarle e risputarle fuori secondo la propria originale sensibilità. così se l'iniziale givre rimanda a una versione più estrema dei sand e small town, unico pezzo cantato, può essere indicato come il pezzo pop dell'album, strike four suona come qualcosa di non ben definibile, tra elettronica radicale, math rock, sonic youth e pop group tutto nello stesso istante, il tutto condensato in poco più di due minuti. non mancano divagazioni industrial, certi passaggi mi hanno ricordato scorn, e krautrock, come in x-ray owls. a farla da padrone sono comunque ritmo e rumore in tutte le loro forme. se ne consiglia l'ascolto a volume sostenuto.
[battles - ep c/b ep - warp - 2005] se il nome battles vi dice poco, forse siete perdonabili, anche se non so fino a che punto, ma voglio sperare che dicendo don caballero e storm & stress vi si accenda una lampadina. bhè, queste ultime, anche se lo sanno anche le pietre, sono state due delle formazioni più importanti di tutto il post rock anni ’90, di quello più intelligente mi viene da dire, più matematici e ossessivi i primi, più legati all’improvvisazione i secondi. bene, in entrambi questi gruppi suonava un certo ian williams, un chitarrista mostruosamente geniale. ancora lo ricordo in un entusiasmante concerto torinese dei don caballero masticare gomma americana e fare i palloncini a tempo con i suoi intricatissimi riff, con uno sguardo da pazzo perso nel vuoto. bene, i battles sono la sua nuova creatura. Al suo fianco il batterista di helmet e tomahawk, john stanier, dave konopka dei lynx e tyondai braxton, musicista quest’ultimo maggiormente legato all’avanguardia. fino ad oggi i battles hanno dato alle stampe, nel 2004, tre ep rispettivamente intitolati tras, ep c ed ep b. ora la warp ristampa tutti e tre gli ep insieme e li rimette in circolazione sotto forma di doppio cd. arrivare a spiegare come/cosa suonano i battles non è semplice, l’influenza dei gruppi precedenti si sente, ma non così tanto come si potrebbe pensare, la componente elettronica è molto accentuata, ma sempre calibrata all’interno di strutture dove sono le chitarre a dettare legge, la base ritmica è un vero motore, ma di quelli puliti e lineari, molto rock e poco post, anche se non mancano passaggi certamente più cerebrali. la cosa che più stupisce è che i pezzi, perlomeno la maggior parte, sono estremamente orecchiabili, le canzoni sono costruite su temi ripetitivi, un continuo sovrapporsi di riff che si intersecano e si cambiano di ruolo, ma che conservano sempre una certa dose di melodia, all’interno di una struttura apertamente math rock. su tutti sz2 e hi/lo sono i pezzi che meglio rappresentano questo concetto. a mischiare le carte ci pensano però brani come bttls, dodici minuti di rumori elettronici, giochi di delay e ritmiche fuori controllo, e uw, più vicini idealmente al suono di band come kapital band 1 o i nostri starfuckers. volendo essere per forza critici bisogna riconoscere che i battles, pur avvicinandosi parecchio, non riescono a raggiungere le vette vertiginose di don caballero e storm & stress, ma ciò non toglie che i tre ep contengano delle idee eccezionali e una manciata di pezzi a dir poco favolosi e, cosa non trascurabile, pare che dal vivo siano immensi. dimmi te se è poco.

[made in mexico - zodiac zoo - skin graft - 2005] meglio ignorare la copertina del cd e infilare subito il dischetto nel lettore. il fatto che dentro i made i mexico ci sia un ex arab on radar alla chitarra la dice lunga. non siamo molto distanti da quel suono scomposto e maleducato, dissonante e sopra le righe che aveva segnato le uscite discografiche degli arabi. la differenza sostanziale sta nella voce, qui una donna, che non si sa come riesce a dare un tocco quasi gotico all'insieme. un pò mi ricorda la cantante tastierista dei milemarker un pò lidya lunch quando si accompagnava a teenage jesus and the jerks. niente che da queste parti non si sia già sentito mille volte ma allo stesso tempo di nuovo ci caschiamo e ci ritroviamo invischiati a quelle chitarre che stridono, quei bassi che prendono lo stomaco, quelle voci irritanti che tanto ci piacciono. cosa posso farci? il volume più di così ormai non posso alzarlo.

[tall dwarfs - weeville - 1990 flying nun - 2005 cloud recordings] neozelandesi, piccole leggende locali e non solo, chris knox e alec bathgate confezionano fin dai primi anni '80 canzoni dal sapore casalingo e lo-fi. senza batteria, ma con chitarra più chincaglierie varie a tenere il tempo, senza disdegnare qualche rumore "elettronico", i due forniscono la loro visione di pop, psichedelia e, per dirla tutta, indie rock. un pò beat happening un pò beatles un pò geni e basta, in weeville mettono in fila sedici gioiellini di quelli che piacciono a noi, sgraziati ma melodici, pop ma all'avanguardia, con le chitarre acustiche ma anche con quelle elettriche. il disco è del 1990 ma suona più attuale che mai. la lancetta del godimento segna il fuorigiri, avvicinandosi a pericolosi livelli di dipendenza nel caso della indescrivibile pirovette, quattro minuti di estasi grazie alla melodia più fottutamente bella sguaiata e tutta ugualechenoncambiamai della moderna era post punk.

[krautrocksampler - julian cope - lain books] questo libro è un trip pazzesco, guida personale alla musica cosmica, una cosa semplicemente commovente, un tributo a un'epoca e a una mentalità, va da se leggermente deviata, ormai scomparse e dimenticate. le epiche gesta di innominabili krautrockers alle prese con cosette come l'eternità, lo spazio, il tempo, il viaggio, ma soprattutto il rock'n'roll, raccontate da uno che di viaggi e rock'n'roll pare intendersene parecchio, julian cope lo sciamano. gente che è riuscita ad essere avanti su tutti pur essendo in ritardo, uno scherzo contro il tempo, uno scherzo del tempo, musica fuori dal tempo, dentro la storia. in ritardo su tutto, si diceva, quando la psichedelia era ormai oggetto superato, e contemporaneamente in anticipo, il punk e i p.i.l. erano ancora da inventare. leggere delle immense sedute di registrazione degli ash ra tempel in svizzera non può che far venire i brividi. constatare quanto i can fossero fuori di testa, malcolm mooney su tutti, è più di una conferma, gente la cui regola era "nella musica bisogna essere monotoni". leggere dei faust e del complicato albero genealogico di amon düül I e II fa girare semplicemente la testa. e ancora, i primi kraftwerk, quando erano due e suonavano il flauto, dei neu! e dei cluster che si fondono e diventano harmonia. e poi le recensioni. cinquanta dischi passati al setaccio, cinquanta opere monumentali che ti si scatena una voglia di ascoltarle che non sai neanche tu come fare, roba che se anche i dischi dei can li sai a memoria, a riascoltarli dopo aver letto questo libro sembra tutto completamente nuovo. una figata. ganzissimo!
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