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[pere ubu - why i hate woman - glitterhouse - 2006] per una band che ha inciso il primo album nel 1978, quel modern dance che è pietra miliare di quegli anni, essere ancora in piedi nel 2006 e sfornare come niente fosse un disco del livello di why i hate woman ha un qualcosa di miracoloso. personalmente non sono per l'eternità dei gruppi rock, la maggior parte in tre o quattro dischi, nei casi migliori, dice tutto quello che ha da dire e tanti saluti. non è il caso dei pere ubu a quanto pare. da quasi trentanni questi magnifici disadattati si trastullano con le macerie del rock imbastardito no wave, ne masticano i residui, lo digeriscono con tonnellate di stile e sputano fuori dischi così, come niente fosse. merito senza dubbio di david thomas, uno che senza tanti problemi può essere paragonato a gente del calibro di captain beefheart e tom waits, il cui canto psicotico e nasale marchia a fuoco lo stile del gruppo. per rendere l'idea del livello basti dire di two girls, partenza basso batteria metronomici e assassini, a rievocare fantasmi jesus lizard, chitarra minimale, due o tre note secche e dissonanti, ritornello come fossero dei joy division cresciuti ad hamburger e sparati nello spazio, la melodia più fottutamente semplice e bella che si possa ascoltare. altro che emo. altro che giovani. qui c'è un grassone che sale sul palco con un grembiule da macellaio. qui c'è trentanni di storia della musica da imparare e mandare a memoria. altro che video su tv di tendenza. qui solo rock sporco cattivo deviato. tenetevene alla larga, che lo voglio tutto per me, via, via tutti. mi viene da piangere. o da farmi una sega. che forse è lo stesso.

postato da catpower | 25/09/2006 | commenti


 

venerdì 22 ottobre @ circolo pueblo - via palestro 3 - torino, il debutto della famigerata wrong pitching alliance. a partire dalle 22e30 quattro molestissimi personaggi tenteranno senza riuscirci di far andare a tempo le loro canzoni preferite del momento. info qui e anche qui. essiateci e ballateli.

postato da catpower | 22/09/2006 | commenti (1)


 

[volcano the bear - classic erasmus fusion - beta lactam ring - 2006] attivi da metà anni '90 e con una complicata discografia che conta un certo numero di cassette e cdr autoprodotti, oltre che lp, 7" e 10" vari, i volcano the bear si collocano, con merito, in quella schiera di improvvisatori/freak/folk/noise che da qualche anno a questa parte sta riscoprendo le radici di un suono, quella kosmische musik resa celebre da popul vuh, amon dull e da tutto il resto del giro krautrock. musica libera, difficilmente descrivibile e incasellabile, capace di richiamare alla mente tanto art ensemble of chicago quanto nurse with wound. come un rituale oscuro la forma canzone si disfa tra ripetizioni tribali, fiati free, voci ora declamanti ora sull'orlo dell'isteria, improvvisi inserti rumoristi. affascinante, molto affascinate.

postato da catpower | 06/09/2006 | commenti